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Estate 2026: ricavi record, margini in calo — il paradosso dell'hotellerie italiana

20 ottobre 2026 · Torresi & Associati S.r.l. · 5 min lettura

L'estate 2026 ha consegnato numeri che, a prima vista, sembrano eccellenti. Ricavi in crescita del 9,9% rispetto all'anno precedente, una tariffa media giornaliera (ADR) di 186 euro e un tasso di occupazione del 72% (AlbergatorePro, Osservatorio Estate 2026). Il RevPAR italiano ha raggiunto i 159 euro, con un incremento del 53% rispetto al 2019 (Cushman & Wakefield, Market Beat FY 2025).

Eppure, dietro questi dati si nasconde un paradosso che molti albergatori conoscono bene: i ricavi crescono, ma il margine operativo si assottiglia. Secondo HFTP Italia (settembre 2026), il settore alberghiero italiano ha registrato 3,76 miliardi di euro di utile perso, con un divario di 5-12 punti percentuali sull'EBITDA tra le strutture più performanti e la media di mercato.

In altre parole: si fattura di più, ma si trattiene di meno. E il problema non è la domanda — è la gestione dei costi.


Dove si perdono i margini: quattro aree critiche

Per comprendere questo paradosso, occorre guardare dove il fatturato si disperde prima di arrivare alla linea dell'utile operativo. Le aree principali sono quattro.

1. Commissioni di distribuzione online

Le piattaforme di prenotazione online rappresentano oggi il canale dominante per la maggior parte delle strutture ricettive italiane. Le commissioni, che oscillano tipicamente tra il 15% e il 25% del valore della prenotazione, erodono una quota significativa del ricavo lordo. Con un ADR medio di 186 euro (AlbergatorePro, Osservatorio Estate 2026), ogni punto percentuale di commissione ha un impatto concreto sul margine netto per camera venduta.

Il problema non è l'esistenza di questi canali — che restano strumenti utili di visibilità — ma la mancanza di una strategia consapevole di channel mix che bilanci costo di acquisizione e margine effettivo.

2. Costo del lavoro

Il costo del personale nel reparto camere incide per il 55-60% dei costi totali di reparto (CBRE Hotels Research). Si tratta della voce più rilevante e, al tempo stesso, della più difficile da ottimizzare senza compromettere la qualità del servizio.

La pressione salariale, la difficoltà nel reperire personale qualificato e la stagionalità del settore amplificano il fenomeno. Senza una contabilità analitica per reparto, molte strutture non riescono nemmeno a quantificare l'incidenza reale del lavoro su ogni camera venduta.

3. Sprechi nel Food & Beverage

Il reparto ristorazione è uno dei più complessi da gestire sotto il profilo dei costi. Materie prime deperibili, variabilità della domanda e difficoltà nel prevedere i consumi generano sprechi che, cumulati su una stagione, possono rappresentare una perdita significativa.

Anche in questo caso, il tema non è tagliare — è misurare. Senza dati affidabili su food cost, beverage cost e costo del personale di sala e cucina, qualsiasi intervento correttivo resta approssimativo.

4. Assenza di controllo di gestione strutturato

Le tre aree precedenti hanno un denominatore comune: la mancanza di un sistema di misurazione uniforme e sistematico. Molte strutture ricettive italiane operano con una contabilità generale che non consente di isolare la redditività dei singoli reparti operativi.

Il gap di 5-12 punti EBITDA rilevato da HFTP Italia (settembre 2026) tra le strutture migliori e la media non è casuale. Le strutture che performano meglio non hanno necessariamente tariffe più alte o costi più bassi: hanno una visibilità superiore su dove si genera e dove si disperde il valore.


USALI: lo standard internazionale per misurare il margine reale

Esiste uno strumento progettato specificamente per risolvere questo problema. Si chiama Uniform System of Accounts for the Lodging Industry (USALI), ed è lo standard contabile internazionale dell'industria alberghiera, pubblicato congiuntamente da HFTP e AHLA. La dodicesima edizione è in vigore dal 1° gennaio 2026 (USALI 12th Edition, HFTP/AHLA).

Lo USALI non è un software, né un modello teorico. È un sistema di classificazione dei ricavi e dei costi per reparto operativo — camere, F&B, spa, eventi — che permette di calcolare il Gross Operating Profit (GOP) reale della struttura e di confrontarlo con benchmark di settore.

Adottare lo USALI significa, in concreto:

  • Sapere quanto rende ogni camera venduta, al netto dei costi diretti di reparto, non solo in termini di ADR o RevPAR.
  • Isolare la redditività del F&B dalla redditività delle camere, evitando che un reparto in perdita venga mascherato dai risultati dell'altro.
  • Confrontare le proprie performance con standard internazionali, identificando le aree dove il margine di miglioramento è maggiore.

In un mercato dove il RevPAR è cresciuto del 53% dal 2019 (Cushman & Wakefield, Market Beat FY 2025), il problema non è più riempire le camere. Il problema è trattenere il valore che quelle camere generano.


La domanda giusta non è "quanto fatturo?" ma "quanto trattengo?"

L'estate 2026 ha dimostrato che la domanda turistica c'è, e paga tariffe elevate. Ma ha anche dimostrato che fatturare di più non equivale automaticamente a guadagnare di più.

Per gli albergatori italiani, la sfida dei prossimi mesi non è commerciale — è gestionale. E il primo passo è sempre lo stesso: misurare.

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Fonti

  • AlbergatorePro, Osservatorio Estate 2026: ricavi +9,9%, ADR 186 EUR, occupancy 72%
  • HFTP Italia, settembre 2026: 3,76 miliardi di utile perso, gap 5-12 punti EBITDA
  • Cushman & Wakefield, Market Beat FY 2025: RevPAR Italia 159 EUR, +53% dal 2019
  • CBRE Hotels Research: labor 55-60% costi reparto camere
  • USALI 12th Edition (HFTP/AHLA): standard in vigore dal 1° gennaio 2026

Questo articolo è redatto con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale (AI Act, Reg. UE 2024/1689, art. 50). Titolare del trattamento: Andrea Torresi, Torresi & Associati S.r.l., Corso Umberto I° 161, 62012 Civitanova Marche (MC).